Elenco blog personale
domenica 11 novembre 2018
venerdì 9 novembre 2018
Stardust - Apparizioni Sparse
Post dedicato a foto di donne sconosciute (sconosciute a me ovviamente) che mi hanno colpito, per un motivo o per l'altro (ma - fondamentalmente - perché si tratta di belle gnocche). C'è spazio anche per due cosplayers . Ci tengo a sottolineare che la pratica del cosplay faccio fatica a sopportarla ma c'è spazio per qualche eccezione (e il motivo - dirò in un momento di impietosa autoanalisi - temo sia sempre quello).
In realtà si tratta anche (solo in alcuni casi) di belle foto, sulle quali però non ho nulla da dire perché nulla so: né circa l'autore della foto né circa il soggetto ivi ritratto.
Lamù - Cosplay
Miss Marvel - Cosplay
Tette
Un tocco vintage - che non guasta
In realtà si tratta anche (solo in alcuni casi) di belle foto, sulle quali però non ho nulla da dire perché nulla so: né circa l'autore della foto né circa il soggetto ivi ritratto.
Lamù - Cosplay
Miss Marvel - Cosplay
Tette
lunedì 5 novembre 2018
An Unlikely Diary - Appunti Musicali
BEACH BOYS - CAROLINE ,NO (1966)
Ci sono canzoni che - inevitabilmente - sfuggono di mano ai loro creatori. Questo pezzo chiude quel capolavoro assoluto che è 'Pet Sounds' ma rappresenta altresì (non nelle intenzioni ma di certo nel risultato) già una sorta di elegia nostalgica dei magici giorni che furono e - persino o forse soprattutto - di quelli che verrano: che tanto è sempre chiaro fin da subito che la felicità e troppo breve, dura un attimo e solo quand'è finita si rivela per ciò che è stata. Il testo parla semplicemente di un amore finito o non corrisposto o nato solo in parte - però mantiene quella dolce e naturalissima ambiguità tale da fargli assumere significati ancor più universali. Spezza il cuore e alla fine (ma solo nell'abum, nel singolo no) abbaiano i cani e parte il treno.
LUCIO BATTISTI - ABBRACCIALA ABBRACCIALI ABBRACCIATI (1974)
L'album capolavoro della prima fase della carriera di Battisti (quella con Mogol per intenderci, l'unica considerata dai più) ma anche quello destinato a rimanere incompreso, quello privo dei singoloni che - volendo - ti possono sfinire in un mortale karaoke. A ben vedere 'Anima Latina' anticipa il Battisti degli anni '80 , quello che - ad un certo punto - diede libero sfogo alla sua voglia di sparire. L'album si apre proprio con questo pezzo, trionfo di psichedelia con fiati ben in evidenza in cui nella sostanza emerge quello che è poi il mood di tutto l'album ovvero l'idea di reinterpretare in chiave latina (nel senso più ampio del termine) pulsioni tipicamente prog e/o kraut. Il brano ha in se una tensione libertaria e taumaturgica - pare invitare all'amore libero, purché sia libero sul serio.
FABRIZIO DE ANDRÈ - UN MALATO DI CUORE (1971)
Nella produzione di De André c'è davvero l'imbarazzo della scelta (e infatti è probabile che lo rincontreremo) ma il suo periodo forse di maggior splendore va fatto risalire al quinquennio ricompreso tra il 1969 e il 1973, ossia il periodo che potremmo definire dei concept album. Proprio qui esce il tanto celebrato 'Non al denaro non all'amore né al cielo' in cui il nostro rielabora, a modo suo , alcune tra le poesie dell'Antologia di Spoon River ,di Edgar Lee Masters, che più lo avevano colpito. Questo (come gli altri 3 concept) si distingue nettamente dal De Andrè degli esordi, che era - nella sostanza - uno chansonnier tout court , grazie ad un lavoro assai raffinato di orchestrazione ed arrangiamento che da un aspetto ai pezzi che sa andare ben oltre al contenuto letterario puro e semplice (comunque di altissimo livello). Gli arrangiamenti del disco erano curati da Nicola Piovani e a lavorarci ci furono anche vari collaboratori di Ennio Morricone (tra cui la corista Edda Dell'Orso e i cantori di Alessandro Alessandroni.) Potrebbe starci uno qualsiasi dei 9 brani dell'album: metto questa perché è meno nota e perché - in effetti - non manca mai di commuovermi.
NEIL YOUNG - HEART OF GOLD (1972)
Tra i pezzi più amati di quello che è stato certamente l'album più noto (ma anche più mainstream) del vecchio Neil. Capita magari di avere una copia di Harvest in casa persino senza saperlo, capita che quei pezzi siano amati anche da persone davvero insospettabili (ma solo quelli , il resto è sconosciuto). Tutto sommato l'equazione è semplice: le canzoni sono belle (anche molto), non si prendono tanti rischi (è quasi tutto acustico e poi Neil non è in compagnia della sua vera band cioè i Crazy Horse) ma dicono quel che devono dire - che all'epoca non era sempre roba allegra. Ecco: il bello di questo pezzo è proprio la sua capacità di trovare ciò che ci unisce. E la ricerca di un simbolico cuore d'oro , agognato eldorado sentimentale , è cosa che davvero accomuna tanti.Forse è il cuore di qualcuno da amare o forse la ricerca mira al meglio che c'è in noi, sotto la patina di merda.
13TH FLOOR ELEVATORS - YOU'RE GONNA MISS ME (1966)
L'attacco di chitarra a precedere l'evocativo suono dell'elettric jug di Tommy Hall - subito dopo entra la voce di Roky Erickson (ad intonare : Oh yeah! Ahh! e poi You're gonna wake up one morning as the sun greets the dawn...) ed è subito magia ma di quella vera, di quella che riserva meraviglie ma poi è anche cattiva.
Primo e più famoso singolo degli elevators nonché pezzo che ne apre il primo album (che è splendido tutto - non una semplice raccolta di singoli come all'epoca si usava ancora spesso)You're gonna miss me è anche uno dei pezzi più coverizzati dalle garage bands d'ogni tempo e luogo e ci restituisce il gusto (lungo - infinito quasi) d'una musica che - pur semplice - seppe scoprirsi come luogo del possibile - inizio del viaggio per la 'terra incognita'. E comunque 'I'm not comin' home'.
martedì 23 ottobre 2018
Pages Of Bettie
Il riflusso: quello degli anni '80, il ripiegamento nel privato - armati di disgusto o forse solo di stanchezza. Non mi piace e non lo auspico ma mai come in questi tempi lo comprendo. Un feedback mediatico ci rimbalza tra Salvini e Di Maio fino a Beppe Grillo (mai che un vaffanculo ce lo tolga dalle palle) e poi ancora Matteo Renzi, Diego Fusaro, Lorella Cuccarini (neo esperta di economia), no vax, Trump e la possibile fine dell'accordo sul disarmo nucleare. E qui mi fermo perché ci deve essere un limite anche alla merda.
mercoledì 17 ottobre 2018
An Unlikely Diary - Appunti Musicali
Dovessi scegliere una sola band a rappresentare quello che fu l'electro pop degli anni '80 sceglierei loro , così come sceglierei loro per rappresentare degli ipotetici precursori dei '90. La verità è che i New Order sono insieme indie rock e musica dance elettronica ben prima che questo genere di accoppiamenti diventasse la norma, ma tutto ciò in fondo non è nemmeno così importante: ad importare è il fatto che hanno inciso canzoni splendide, all'esatto confine tra l'abisso della malinconia ed un'inesausta gioia di vivere - tra il peso di un passato glorioso e - per dirla col poeta - 'il futuro che arriva a darci fiato'. Da quando ho sentito questa canzone li ho amati incondizionatamente.
Neil Young è disordinato - non è mai stato veramente giovane non sarà mai vecchio - gli assoli di chitarra sono sporchi e impolverati (e quando ci sono anche i Crazy Horse anche di più). A volte arriva come un amico su una macchina vecchia e scassona e ti fa presente che è ora di andare. Prima di partire magari dovremmo fermarci da quel vecchio guru che vive in una baracca ai lati della strada: sa tutto della vita ma se gli chiedi qualcosa spara solo cazzate, così, tanto per divertirsi.
Non starò a dire che i Verdena ne hanno di strada da quando il mercato discografico tentava di spacciarli come la risposta italiana ai Nirvana (ma Cobain era morto da un bel po' e comunque non è che centrassero molto) - non lo dirò perché - a dir la verità - a me non dispiacevano neanche allora. Nel tempo e senza particolari clamori hanno attraversato influenze stoner fino a giungere al soffuso psych pop che caratterizza gli ultimi lavori (e non parlerò di possibili influenze perché potrebbero essere troppe: dai Mercury Rev ai MGMT ai Beach House e vagonate di altri). Questo pezzo a me continua a sembrare praticamente perfetto - l'ideale colonna sonora dell'ennesima estate che finisce.
Potrebbe essere l'unica canzone presentata a Sanremo nel mio mega listone (non sono sicuro però - dopotutto è un work in progress). Sinigallia è stato - anche come autore e produttore - una sorta di eminenza grigia dietro il cosiddetto pop romano degli ultimi 15 anni - incorporando sonorità talvolta decisamente indie e andando a sfrucugliare anche in ambiti rap ed elettronici. I suoi lavori in proprio sono spesso molto belli ma non sempre riescono ad inforcare il brano che riesce a sfondare la parete del 'singolone radiofonico'. Qui la cosa gli riesce alla perfezione con un pezzo intriso di una dolcezza per nulla melensa o banale, affresco perfetto di sensazioni estratte dal quotidiano vivere dei nostri tempi - la descrizione di un attimo, in altri termini.
Uno dei giri di basso più memorabili che si possano concepire e poi il delirio della quotidianità, del ripetersi dei gesti quotidiani, proprio mentre i ricordi si agitano nella tua testa, quasi a diventare dei mostri che vogliono trascinarti con se - non sai dove ma non è certo un bel posto [forse nello spazio - dove nessuno può sentirti urlare : Alien usciva proprio nel 1980 e sono le solite casualità per nulla casuali). Lo spleen dell'adolescenza che svanisce - quasi un urlo rabbioso che però nessuno pare sentire. I Joy Division sono stati una band immensa.
A cloud hangs over me, marks every move,
Deep in the memory, of what once was love.
martedì 16 ottobre 2018
Pages of Bettie
Torniamo a dedicarci (e lo faremo ancora per molto tempo) all'indimenticata Bettie Page. Riempiamoci gli occhi per affrontare le tristezze autunnali e le flatulente feste di fine anno. Proprio quest'oggi ho visto le prime decorazioni natalizie e - nel dubbio - mi sono toccato le palle.
Iscriviti a:
Post (Atom)




























