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martedì 25 settembre 2018

An Unlikely Diary - Appunti Musicali

                                                         HUSKER DU - DIANE (1983)

Metal Circus è stato (in maniera fortuita ma anche fortunata) il mio primo approccio agli Husker Du. Un ep di 7 pezzi semplicemente uno più bello dell'altro. Intendiamoci, adoro la scrittura emotiva, emozionale e nervosa di Bob Mould eppure alla fine tendo a preferirgli i pezzi scritti dal compianto Grant Hart. Tra tutti , questa Diane è quella che ha catturato subito la mia attenzione. In apparenza sembra parlare di un amore disperato (almeno se non fai troppo caso al testo) e poi invece ascolti bene e comprendi che parla di stupro e omicidio (e di abruttimento estremo) - eppure rimane - in quest'abiezione - qualcosa sullo sfondo,  che non saprei dire se non romantico. Un gioiello noir come ce ne sono pochi.

                                    ROLLING STONES - SWEET BLACK ANGEL (1972)

Questo pezzo non è certo tra i più noti degli Stones pur facendo parte di uno dei loro album più di successo: quell' Exile On Main Street con cui la band dei sempiterni Jagger e Richards inizia a saldare i suoi debiti e lo fa con generosità estrema, quasi senza che nessuno l'abbia loro chiesto. Nelle note opulente eppure vitalissime di quell'album, di quei panni risciacquati nel Mississippi  e stesi ad asciugare a New Orleans emerge questa breve e dolcissima perla - canzone tanto semplice quanto perfetta che ti fa sentire - almeno per un attimo - un po' migliore.

                                                 BEATLES - A DAY IN THE LIFE (1967)

I Beatles con uno dei loro pezzi più famosi e più belli (anche se non il mio prediletto - che incontreremo poi). A noi ,che al 'formato album' siamo tanto abituati da apparirci anche desueto, forse l'ascolto di Sgt Pepper non fa la dovuta impressione ma - a meno di non avere le orecchie occluse dalle feci - la grandezza dei vari pezzi che ivi si succedono non può certo sfuggire e 'A Day in The Life' ne è la giusta e degna chiusura - il perfetto equilibrio tra grandeur melodica e tensione sperimentale: roba che non lesina brividi tutt'oggi.

                                               APHEX TWIN - DIDJERIDOO (1992)

Richard D.James ha marchiato a fuoco praticamente tutti gli anni '90. Era considerato un genio (addirittura il nuovo Mozart: essenzialmente perché alcuni dei pezzi che pubblicava li aveva realizzati in giovanissima età) e su questo ci marciava anche, con quell'attitudine sardonica e intrisa anche di humor nero che lo ha sempre contraddistinto. Al di la di ogni possibile equivoco (compresa l'etichetta di IDM: definizione orribile per musica spesso notevole) rimangono una serie di album (e di ep, di remix, di raccolte sotto nomi svariati) ancor oggi in grado di stupire e di emozionare offrendo una musica molto più emotiva di quanto vari ascoltatori dell'epoca (anche tra gli estimatori) non volessero ammettere. Questo pezzo è in pratica la sua prima cosa di una qualche fama e contiene in nuce alcuni dei suoi caratteri principali tra cui una spinta alla luminosità  ambient ma anche alla violenza techno qui felicemente a braccetto - e poi la divulgazione del didjeridoo (bellissimo strumento che all'epoca non era poi così noto).

                                            MARVIN GAYE - LET'S GET IT ON (1973)

Dopo la necessaria parentesi di riflessione (che per inciso è anche un capolavoro imprescindibile) di 'What's goin'on' probabile che alla Motown temessero che la gente si occupasse solo di politica e non scopasse più. Toccava a Marvin il compito di indurre nuovamente interi popoli a copulare col dovuto ardore. I tempi però erano cambiati e questo non poteva essere ignorato. L'epoca dei duetti romantici con l'amica Tammie Tarrell e con tante altre era definitivamente tramontata e l'unione dei corpi non era più la proiezione di un vagheggiato dolce domani quanto la semplice e agognata parentesi di una vita sin troppo dura. Un lavoro compositivamente eccellente che ti lascia col desiderio di prolungare il godimento il più a lungo possibile.

Pages of Bettie

Ma vi siete accorti che l'estate sta finendo? Beh in realtà è già finita (un anno se ne va/ sto diventando grande/lo sai che non mi va - mai parole furon più oneste) - come ogni anno vorresti trattenerla , prolungarne qualche aspetto, conservare qualche abitudine  - come ogni anno non accadrà. Ma l'estate è - dopotutto - uno stato della mente - come la giovinezza. Come le foto di Bettie Page, risalenti agli anni '50 - eppure roba per giovani, roba per l'estate (infinita).





giovedì 20 settembre 2018

Pages of Bettie

Ho ancora tante foto quindi sento il bisogno di insistere - per post un po' più strutturati dirò che ho tante idee ma sono anche parecchio pigro.





lunedì 20 agosto 2018

An Unlikely Diary - Appunti Musicali

Tra ponti crollati ed applausi ai funerali con tanto di selfie annesso. Tra polemiche a non finire ti rendi conto che - forse - lo scopo è solo quello di farti dire 'basta, avete tutti ragione, decidete voi per me ' con sottofondo di 'è sempre stato così, sarà così per sempre'.
Io continuo a far mia l'idea di un intrattenimento che - anche quando si pone come mera evasione - non abbia funzione di oblio delle coscienze quanto quella di 'spostamento percettivo' - ovvero di un mutamento di prospettiva utile a fornire nuovi spunti di osservazione della realtà. Si perché - sia sottinteso - alla realtà è sempre necessario rapportarsi.

                                                     BJORK - HYPERBALLAD (1995)

La voce per eccellenza del passaggio di millennio - qui in uno dei suoi pezzi in assoluto più noti. L'uscita di quell'album costituì una mia piccola personale epifania e spostava (finalmente) i confini dell'ascoltabile. C'era già tanta elettronica di altissimo livello ma per quello stronzone che ero (e che per tanti versi rimango, intendiamoci) il viaggio nella terra incognita cominciava allora. Senza contare che questo pezzo mi emoziona ogni volta senza bisogno di un perché .

                                            AFGHAN WHIGS - SUMMER'S KISS (1996)

L'album 'Black Love' , per quanto splendido, non è forse l'apice della loro produzione (per quello è meglio guardare ai due immediatamente precedenti) e questo pezzo era passato - alle mie orecchie - come decisamente secondario anzi - a ben vedere - decisamente troppo classicheggiante. Oggi lo ritengo un capolavoro. Sembra un pezzo di Spingsteen ma intriso di sensibilità black come raramente il boss ha saputo fare. E poi ti restituisce in un sol colpo i migliori anni '70 possibili: quelli immaginari.
Did you feel the breeze?
My love
Summer's kiss is over, baby
Over
Do you know the words?
Sing along with me
And put on your rose fur coat, baby
It's 1973
 
                           NICK CAVE AND THE BAD SEEDS - INTO MY ARMS (1997)
 
Nel 1997 pare che Nick Cave abbia già dato il meglio di se. I critici si dividono ormai in chi accoglie ogni suo disco come un capolavoro e in chi lo da per bollito a prescindere. Nick spiazza tutti con questo pugno di canzoni semplici ed essenziali che vanno dritte dove devono andare (straight to you). Questo pezzo poi ci spiega perchè la gente sente talora il bisogno di rivolgersi a dio - fa tremare. 

                                       YO LA TENGO - TEARS IN YOUR EYES (2000) 
 
Gli Yo La Tengo - da Hoboken, New Jersey - sono portatori di un approccio all' indie rock (cioè: a quella cosa multiforme che prendeva quel nome) piuttosto originale e sempre di grande qualità. A differenza di tanti altri hanno forse dato il meglio dopo già diversi anni di carriera (anche se erano molto belli anche i primi album). Questo pezzo proviene da uno dei loro dischi migliori ed è una ballata che sembra triste ma (ribadisco) ci sono lacrime molto più allegre di tanti sorrisi. 
 
                                             DINOSAUR JR. - THE WAGON (1991)
 
Fu il mio primo approccio coi grandissimi Dinosaur Jr. e va detto che - dopo un pezzo del genere - è difficile non amarli incondizionatamente. Ai tempi erano già una creatura del solo J.Masics  che Lou Barlow già se ne era andato: rispetto agli album precedenti dunque questo 'Green Mind' può risultare un tantino monocorde visto che Masics firma tutti i pezzi ma - onestamente - importa poco visto che come incipit dell'album infila questa roba di fronte alla quale è impossibile resistere. 
 

lunedì 13 agosto 2018

Pages of Bettie

Un buon ferragosto da una delle muse di questo blog - la divina Bettie Page.